Missione uno: liberarsi dell'orrendo letto a ponte e del terribile divano ad angolo.
Fase uno, da compiersi entro la fine del mese: vendere, regalare o fare a pezzi e buttare via l'orrido letto a ponte.
Fase due, da compiersi dopo la partenza della sorelligna e del moroso, il 31 gennaio, perché ci devono dormire dentro: vendere, regalare o disintegrare con un lanciafiamme il terribile divano ad angolo.
Missione due, da iniziare solo quando la missione uno sarà compiuta: arredare la stanza ora vuota.
Fase uno: passare diverse ore all'Ikea e comprare un divano nuovo a tre posti, un armadio per i vestiti o in alternativa un fasciatoio/comò e diverse mensole. Affittare un camioncino Ikea e portarsi tutto a casa.
Fase due: montare i mobili nuovi, più il lettino che è già in cantina.
Ostacoli.
Ostacolo n°1: la pigrizia dell'austrarabo.
Che gli arabi siano pigri è risaputo, è anzi leggendario (la conoscete quella storia dell'arabino che viene mandato a scuola di pigrizia, e che alla fine supera il maestro? Quello si faceva cadere i fichi in bocca? No? Allora ve la allego alla fine. Ho visto che parla di un turco, e non di un arabo, ma penso si possa affermare che è lo stesso). Però il mio Uomo, Mio Marito, batte ogni record mai stabilito in fatto di pigrizia. Inoltre è allergico ai cambiamenti di qualunque genere. Quindi immaginatevi che cosa significhi per lui sbarazzarsi di ben due pezzi di mobilio, per quanto merdosi, e metterne dei nuovi che cambieranno completamente la stanza, trasformandola in una stanza per bambini... un dramma! E infatti fa sempre di sì con la testa e poi fa finta di niente. "Tesoro mio, dobbiamo vendere il letto a ponte." "Mh. Ma in fondo non basta levare il letto e lasciare il ponte?" "No, perché è fatto coi piedi, è brutto e poco pratico, e con un lettino in mezzo io non arrivo ai ripiani alti" "Mh. Ma il letto non ha rotelle?" "Non mi pare, ma comunque mi rifiuto di spostare il letto di nostro figlio ogni volta che mi serve una maglia!" "Mh." e se ne va. "Amoruccio, ti ricordi gli armadi che abbiamo visto, che belli? Forse sarebbero pure meglio di un fasciatoio, e il bambino lo cambiamo sul letto, che dici?" "Mh. Non so." "Insomma, secondo te sarebbe tanto scomodo?" "Ma che domande mi fai? Che ne so io?" "E che ne so IO? Guarda che è il primo figlio pure per me, eh! Pensaci un po' e poi dimmi." "Mh."
E' tutto così, un "mh" dopo l'altro. Le ho provate tutte, dalle motivazioni pratiche ("Ti ricordo che fra massimo due mesi sei padre, e che se il bambino nasce prima e la stanza non è pronta siamo spacciati") alle minacce esplicite ("Se non mi dai una mano tu, faccio venire qua mia zia una settimana e quando riparte ha cambiato pure le piastrelle in bagno!"), ma niente, lui è come di... non so, è come lanciare un sasso in un fiume: fa pluff per un momento e poi è come se non lo avessi mai lanciato, il fiume continua a scorrere.
Penso che prima o poi si sveglierà e faremo tutto, però io ho sempre meno voglia di fare, e la pancia mi pesa sempre di più. Vorrei essere tranquilla, l'ultimo mese, e non dover correre di qua e di là con una pancia enorme e il terrore di non finire in tempo. Ho quest'immagine bruttissima in testa di questa stanza esattamente com'è adesso con in mezzo il passeggino (il che renderebbe impossibile qualunque movimento), e la nostra camera da letto intasata col lettino (perché i primi tempi lo teniamo da noi), e dappertutto biberon, tutine, pacchi di pannolini e io che urlo isterica che non si può vivere così.
Ostacolo n°2: il suocero.
Il suocero non butta via niente, NIENTE. Dagli imballaggi ai calcinacci, dagli avanzi di cibo agli scarti di fili elettrici, per lui tutto può servire un giorno. In particolare per lui i mobili sono intoccabili, quindi ha già cercato di dirci che non possiamo certo liberarci dei mobili che ci sono qui, perché quando un domani ce ne andremo e ci porteremo via i nostri mobili nuovi, qui mancherebbero. Allora, ciccio, quando ce ne andiamo di qui spero bene che potremo anche venderla, questa casa, perché sennò l'acquisto di una casa nuova lo vedo moooolto difficile, quindi chette frega se non ci sono i mobili dentro? E invece lui vorrebbe che noi li smontassimo e li mettessimo in cantina.
Apriamo una parentesi per la cantina. Dimensioni: tre metri per uno e mezzo. Condizioni? Disperate: un letto a una piazza e mezza, un'antenna parabolica rotta, un materasso, un letto pieghevole, uno specchio, una porta (giuro, una porta!), 4 gomme da neve, un mobiletto da pc con le ruote e tra poco anche un tavolino di legno. Quindi noi dovremmo prima eliminare tutta quella roba, e poi metterci, secondo loro, un intero letto a ponte, materasso compreso, e un divano letto ad angolo da 5 posti. Ceeerto, ci sta tutto. Comunque questo ostacolo è facilmente risolvibile, perché l'Uomo ha detto più volte che ce ne sbattiamo e vendiamo tutto, perché in fondo questa è casa sua. E questo lo dice con convinzione, quindi so che lo dice sul serio.
Ostacolo n° 3: la complicatezza di tutto l'ambaradàn. Se non riusciamo a sbarazzarci di questi orrendi mobili (comunque in condizioni perfette, i maledetti), dobbiamo buttarli, il che significa smontarli pezzo per pezzo e o affittare un furgone e portarli alla discarica, o pagare qualcuno perché se li porti via. Inoltre l'Ikea è a Klagenfurt, a una 40ina di km da qui, perciò dovremmo chiedere in prestito la macchina alla deliziosa nonnina, che non la vuole mollare, e ordinare tutti i mobili in quell'occasione. Questo per l'austrarabo è una tortura cinese, perché dover decidere di comprare tutti quei mobili in un giorno solo gli causerebbe una sincope: come si possono prendere tutte quelle decisioni in un solo giorno?? Ma lì penso di convincerlo cominciando a piangere in mezzo all'Ikea, e me ne sbatto se è un mezzuccio meschino, ne va della mia salute mentale.
Quindi ho davanti a me due mesi di fuoco. Vorrei che fosse solo un mese. Vorrei che per il 15 di febbraio fosse tutto bello a posto, pronto per accogliere lo scalciante Jan. Però lo so che finirà che faremo tutto di fretta e alla cazzo di cane. E ho anche paura che raggiungerò solo il 70-80% dei miei obiettivi, perciò dovrei cercare di fare molto di più, per esempio dire che voglio asssssssssolutamente ridipingere l'ingresso e le perline in salotto, che sarebbe bello ma non essenziale, così che se devo rinunciare a qualcosa posso rinunciare a questo, che in realtà per me non è affatto importante. Un bluff, insomma.
Questo è quanto. Se avete dei consigli, sia sul da farsi che sul modo di convincere l'uomo a darsi da fare, vi prego di darmeli, anche via mail se sono consigli lunghi. E se fingessi delle doglie anticipate per farlo spaventare? No, no, sono troppo scaramantica. Bene, vi lascio alla favola di Italo Calvino sul turco pigro.
C’era una volta un vecchio Turco, che aveva un solo figliolo e gli voleva più bene che alla luce degli occhi. Si sa che per i Turchi, il più gran castigo che Dio abbia messo al mondo è il lavoro; perciò quando suo figlio compì i quattordici anni, pensò di metterlo a scuola, perché imparasse il miglior sistema per battere la fiacca.
Nella stessa contrada del vecchio Turco, stava di casa un professore, da tutti conosciuto e rispettato perché in vita sua non aveva fatto che quello che non poteva farne a meno. Il vecchio Turco andò a fargli visita, e lo trovò in giardino, sdraiato all’ombra d’un albero di fico, con un cuscino sotto la testa, uno sotto la schiena, e uno sotto il sedere. Il vecchio Turco si disse :”Prima di parlargli voglio un po’ vedere come si comporta”, e si nascose a spiarlo.
Il professore se ne stava fermo come un morto, a occhi chiusi, e solo quando sentiva :”Ciacc!”, un fico maturo che cascava lì a portata di mano, allungava il braccio piano piano, lo portava alla bocca e lo ingollava. Poi, di nuovo fermo come un ciocco, ad aspettare che ne caschi un altro.
“Questo qui è proprio il professore che ci vuole per mio figlio”, si disse il Turco e, uscito dal nascondiglio, lo salutò e gli domandò se era disposto a insegnare a suo figlio la scienza della fiacca.
- Olmo,- gli disse il professore con un fil di voce,- non stare a parlare tanto, che io mi stanco ad ascoltarti. Se vuoi educare tuo figlio e farlo diventare un vero Turco, mandalo qua, e basta.
Il vecchio Turco tornò a casa, prese per mano il figlio, gli ficcò sottobraccio un cuscino di piume e lo portò in quel giardino.
- Ti raccomando,- gli disse, - devi fare tutto quel che vedi fare al professore di dolce-far-niente.
Il ragazzo, che per quella scienza aveva già inclinazione, si sdraiò anche lui sotto il fico, e vide che il professore ogni volta che cascava un fico allungava un braccio per raccoglierlo e mangiarlo. “Perché quella fatica dell’allungare il braccio?”, si disse, e se ne stette sdraiato a bocca aperta. Un fico gli cascò in bocca e lui, lentamente, lo mandò giù, e poi riaprì la bocca. Un altro fico cascò un po’ più in là; ma lui non si mosse, ma disse, pian pianino:
- Perché così lontano? Fico, cascami in bocca !-
Il professore, vedendo quanto la sapeva lunga lo scolaro, disse:
- Torna a casa, chè non hai niente da imparare, anzi, ho io da imparare qualcosa da te.-
E il figlio tornò dal padre, che ringraziò il cielo d’avergli dato un figlio così d’ingegno.