Quando si ha un poppante da accudire e nessun aiuto, una si rende conto di avere da qualche parte, nascosti, dei superpoteri. Per esempio per evitare di spalmare di cacca verde brillante vestitini e fasciatoio devo tenere sollevati i piedi, levare la cacca in eccesso col pannolino vecchio, pulire il tutto con la salvietta, evitando che lui tiri le gambe indietro, sennò si spantega la cacca fino sull'ombelico, prendere un pezzo di carta igienica e bloccare il rivoletto di rigurgito che sta per atterrare sulla maglietta appena indossata, infilare sotto il sedere il pannolino nuovo e con mossa fulminea stoppare l'immancabile fontanella di pipì a tradimento con un'altra salvietta, e subito dopo tirare via in frettissima il body, la tutina e il bambino per evitare che pucci tutto nella pipì sfuggita alla salvietta.
Oppure rispondere al telefono mentre urla: tiro indietro il collo il più possibile così da essere lontana dalla sua bocca per poter almeno capire chi è dall'altra parte. Purtroppo, nonostante un allungamento del collo che neanche una giraffa, non si sente quasi niente, perché i suoi urli sono peggio di un concerto metal in prima fila.
Mentre gli dò da mangiare, invece, esercito le mie capacità da donna-ragno: allungo il braccio che gli sorregge la testa, faccio il giro e tengo con un dito il biberon, mentre con l'altra mano disegno un arco e aggancio il telecomando. Oppure tengo su il dietro del biberon con il mento e con la mano libera mi gratto il naso.
Il massimo del delirio è stato leggere una mail col piede: se ci si muove molto leggermente, si riesce a usare il mouse del portatile col tallone, e col medesimo si schiaccia il tasto sinistro. Scrivere una mail è il mio prossimo obiettivo.
Negli ultimi tre giorni mi ci sono messa proprio d'impegno, perché Sami era a Vienna e non volevo finire come l'altra volta, in un lago di lacrime e senza riuscire a staccare il culo dal divano. Un paio di pozzanghere di lacrime ci sono state ugualmente, ma per me sono inevitabili, quando mi trovo da sola senza la possibilità di vedere qualcuno che non sia la nonna centenaria. In compenso sono riuscita a fare diverse cose, mettere un po' a posto, dormire a sufficienza. Ho saltato diversi pasti, ma non avevo proprio voglia di cucinare. Mi sono rifatta stasera, ché è tornato Sami, con zucchini e patate al forno con besciamella, parmigiano e diverse spezie.
Oggi pomeriggio invece è successa una cosa degna di Suibhne e dei suoi misteri da biblioteca medievale. Si è avverato uno dei miei incubi peggiori: mentre ero da sola con Jan, qualcuno ha cercato di entrare in casa. Si è mossa la maniglia, l'ho proprio sentita distintamente. Sudori freddi, terrore istantaneo. Mi sono alzata a sono andata a vedere... niente. Che avessero sentito la tv? Comunque era chiuso a chiave e con la catenella, quindi avrei avuto tutto il tempo di chiamare la polizia. E adesso? Cosa faranno, cercheranno di scassinare la porta?
Niente, silenzio. Sono tornata, tremante, sul divano, e ho scritto all'Uomo "Qualcuno ha cercato di aprire la porta di casa!" e subito tu-tun tu-tun! Di nuovo. Ah, no, stavolta non mi lascio spaventare. Mi sono alzata tremante e sono andata alla porta. "Chi è?", ho urlato. Nessuna risposta. Beh, cacchio, ovvio: sono io, il ladro, mi apri?
Da fuori però è venuto un rumore, come un pigolio. "Chi è? Chi c'è là?" "Pio pio pio!"
Mh, se non fosse stato assurdo, avrei detto che fosse la voce di un bambino. ODDIO!! La cognata è tornata prima dalla Scozia e ci ha teso un'imboscata! Ho guardato dallo spioncino, ma niente. "Chi è? CHI E'??" "Pio pio..."
Ok, ora basta. Sono andata a prendere lo spray al pepe, ho tolto la sicura, l'ho impugnato e ho aperto uno spiraglio, restando dietro la porta e ovviamente lasciando la catenella. Tenevo la mano con lo spray tesa, pronta a sparare. "Allora??" A questo punto la vocina era proprio chiara: un bambino piccolo "Pio pio pio!" Ancora spaventatissima ho messo il naso fuori e... è spuntato un bambino piccolissimo, avrà avuto al massimo due anni, in pigiama, coi piedini nudi. "E tu chi sei?"
"Pio?" e cercava di entrare. "No, ciccio, tu non abiti qui. Di chi sei? Dove abiti?"
"Pio?"
Ho aperto del tutto e ho guardato su pianerottolo, ma non c'erano adulti in vista. Allora ho richiuso, mi sono andata a vestire, ho infilato lo spray in tasca e sono uscita in corridoio. Il bambino era solo, ma una coppia saliva le scale con delle scatole da trasloco. "Ehi, è vostro questo?" "Ah, no, ce lo stavamo chiedendo..." Ma brutte merde, vedete un bambino in pigiama per le scale e lo lasciate lì? Crucchi! "Non lo conoscete?" "No, mai visto."
Oh, cazzo. E ora cosa faccio? Jan stava giocando beato sulla sdraietta, ma non potevo lasciarlo solo! Però non potevo neanche lasciare lì fuori quel mini-spauracchio. Basta, ho deciso: ho chiuso la porta a chiave e ho suonato, col bambino, dai vicini croati, di fronte al signor Schmidt. Mi ha aperto il padre. "Salve, questo è suo?" "No..." "Lo conosce, sa di chi è figlio?" "No..." "Senta, io non lo capisco, non so se parli tedesco... vuole provare magari a parlargli Lei?" "Tu, piccolo, parlare tedesco?" "Pio?" "Tedesco? Capire tedesco?"
Sono intervenuta: "Forse parla un'altra lingua, magari croato..." e lui, sempre in tedesco "Ehi, parlare Serbocroato? Capire?" Ma porc... ma tutti così mi capitano? "Forse potrebbe provare a parlargli in Serbocroato?" al che ha capito. Niente, "Pio". Lui c'ha pensato un po', e poi ha detto che forse era figlio dell'ungherese. Ho pensato subito "Oddio, quella del bordello segreto e del cane rabbioso?!" e ho chiesto "Ma quella del terzo piano?" "Eh, sì!"
Glom.
Intanto Jan era sempre da solo in casa. Cazzoooo! Né il croato, né la coppia austriaca sembravano disposti a occuparsi del bambino. Intanto questo era scalzo e il suo pannolino era chiaramente pieno di cacca. Cosa potevo fare? Portarmelo in casa e chiamare la polizia? 'Sti cazzi, l'ho preso in braccio e sono andata a suonare alla tenutaria del cane rabbioso. "WOF WOF WOF WOF!!" Il bambino mi si è aggrappato al collo. Ok, non c'è nessuno. Possibile? Ho provato alla porta di fianco. Niente. In quel momento è arrivata l'austriaca e mi ha detto "Ma Lei ha un bambino in casa? [eh banana, te l'ho detto 5 volte] Se mai lasci questo a me, me ne occupo io".
E finalmente!!
Tornando giù ho sentito che la porta si apriva e una diceva "Oh, grazie!" Ah beh, tranquilla: tuo figlio prende la porta di casa e se ne va in giro scalzo in pigiama, e tu dici "oh grazie". Testazza di minchia, manco t'eri accorta che era sparito!! Come si fa, poi, a lasciare la porta di casa aperta, con un bambino abbastanza grande da aprirla?! Poteva andare sulla strada (in effetti è un miracolo che si sia fermato al primo piano. Forse era anche stato fuori, perché il portone è sempre aperto, chi lo sa! Mamma mia, quanto mi sono arrabbiata.
Jan è stato solo per tre minuti al massimo, e quando sono rientrata stava ancora giocando, però mi sono sentita così tremendamente in colpa. Avrei dovuto portarmi il bambino in casa e chiamare la polizia. Per quello che ne sapevo, poteva essere pure del palazzo di fianco, o di chissà dove. Almeno la polizia avrebbe fatto sentire una merda la madre, cosa che si meritava assai. Cioè, ero appena fuori dalla porta, che era chiusa a chiave, e contavo di ritornare entro un paio di minuti, cosa che ho fatto, però ho fatto davvero una cazzata. Il problema è che ero ancora spaventata per prima, e poi il fatto di trovare un bambino piccolo così mi ha scossa ancora di più... insomma, ero tutta sottosopra. Non lo faccio più, giuro.
Una giornatina niente male, eh?