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laste
le avventure dell'asté nella terra degli schnitzel
9 febbraio 2010
Post pre-sonno e scommesse

Mi sono ripresa dall'attacco di noia mortale, per fortuna già il giorno seguente. Il che non significa che abbia fatto granché, ma almeno ho aggiornato la lista di quello che abbiamo e quello che serve e fatto una lista precisa di quello che voglio portarmi in ospedale.

Oggi una botta di vita: siamo andati a fare grandi spese. L'Uomo ha comprato due magliette per stare in casa (viste le offerte di lavoro e le risposte che riceve quando manda i curriculum - "ci faremo sentire nelle prossime settimane" - è inutile che stia a comprarsi camicie e completi scuri, direi) e io mi sono comprata nove paia di mutande grandi come mongolfiere.

Perché nove? Perché 9 le pagavi 7 euro e 90, e così per un po' non ci penso più. Perché grandi come mongolfiere? Perché il mio sedere è ormai una portaerei e tutte le mie mutande mi stringono da morire, tranne quelle che mi ha regalato una volta mia zia sbagliando clamorosamente la taglia. Che tristezza!

Facciamo il quadro della situazione: non posso più portare la fede e la fedina perché ho le dita che si gonfiano a sorpresa. Così: blop! E gli anelli si incastrano. Il mio bel pigiama grigrio di cotone non mi sta più perché arrivato a metà coscia si ferma, e basta. Più su di così non va. Qualche tempo fa ho comprato una felpa da uomo taglia XL o XXL, non ricordo, e ci sto giusta giusta. Oggi ho avuto una crisi isterica tornando a casa perché mi scappava da morire la pipì, nonostante non avessi bevuto niente, e non riuscivo a sfilarmi gli stivali perché non arrivavo ad aprire la cerniera. Alcuni di voi penseranno "Ma non poteva andare in bagno senza togliersi gli stivali?" Ecco, no, perché ormai mi sono abituata a levarmi le scarpe e nell'isteria del momento non mi è neanche passato per la testa. Però è anche stato bello prima di uscire, quando ho cercato di mettermi la calzamaglia. Ho una tecnica: allargo verso l'esterno la gamba sinistra così che piegandola non mi schiacci la pancia. Infilo il piede con una mossa rapidissima e quasi indolore. Tiro su la calza per un pezzetto e poi... ecco, e poi la mia fantastica tecnica funziona solo fino al settimo mese. All'ottavo t'attacchi. Perché in teoria io adesso dovrei moooooolto lentamente piegare la gamba destra verso l'esterno puntando il piede a sinistra, verso la calza. Peccato che la piegabilità delle mie gambe sia ridotta al minimo: posso piegarle solo se le tengo tanto larghe da non toccare la pancia. Quindi (mi rendo conto che sembrano le istruzioni di Twister, ma voglio comunque cercare di spiegarvelo) o piego la gamba verso l'esterno, ma la calza non si può allargare così tanto, o mi butto all'indietro sul letto e, tenendo la calza con le mani, cerco di beccarla con il piede, che a questo punto non vedo più perché c'è la pancia di mezzo. In pratica c'ho messo 10 minuti a vestirmi, di cui 8 per la calzamaglia. Ci rinuncerei volentieri, ma quando ci sono -4 gradi non è il caso.

Mi chiedo fino a che punto possa gonfiarmi. Ormai non dovrei più aumentare di tanto, però non mi sembra che la pancia abbia smesso di crescere. Mi ci manca pure di fare un vitellozzo di 4 kg, così sono a posto. Sami prova a consolarmi "Dai, su, tra un mese partorisci e poi ritorni normale. Mangi sano, senza porcate, e vedrai che torni quella di prima". Sì, certo. E le tette da latte? E il culo chi lo butta giù? Vabbeh, poverino, lui voleva incoraggiarmi.

Manca un mese. Solo un mese, dicono tutti. Io penso invece che sia ancora un mese. Sembra poco, però sono 5 settimane. Cioè 5 volte 7 giorni. D'altra parte visto il mio terrore del parto, è anche solo un mese. Mia zia di Torino, al telefono "Ma hai paura che faccia male?" "Eh beh, sì" "Eh, in effetti un po' di male lo fa. Ma tu non vuoi farti fare l'epidurale e quella roba lì?" "Certo che sì!" "Mh, non so, io ho fatto senza. Mi sembra un po' triste con." "Zia, guarda, a me non me ne frega niente del parto naturale, di tenere duro e tutte 'ste belinate. Io voglio tutti i narcotici possibili!"

Poi ovviamente ci sono ancora un sacco di cose da fare per cui mi sembra che sia solo un mese, soprattutto perché è un mese in cui, se gli girasse, potrebbe anche decidere di nascere prima. Chi lo sa? Dà delle botte fortissime, sembra già pronto per entrare nei Pulcini del Genoa. E se nasce tipo la settimana prossima e qua è ancora tutto come adesso? (Il placido Austrarabo, chiaramente, non si pone il problema: "Se nasce comunque devi stare 3 giorni in ospedale, e io qui intanto preparo tutto". AHAHAHAHAHAH! Sì, certo, perché me lo immagino che pulisce la casa, lava tutti i vestitini e la biancheria, monta il lettino, si sbarazza del letto a ponte e del divano verde e mi procura un divano sedibile su cui possa allattare. Da solo.)

Ah, ecco, io 'sto post l'ho iniziato per dirvi una cosa: sono aperte le scommesse. Quando nasce il piccolo Jan N.? Puntate un giorno, un un paio di giorni, o una settimana (tipo: l'ultima di febbraio, il 5 marzo, fra l'8 e il 10) e chi ci va più vicino vince... mh, non so. Una foto autografata da Jan stesso? Un pannolino ricordo? Non so, qualcosa. Però mi fa molto ridere l'idea della scommessa sulla data e mi aiuta a non pensare al parto, quindi partecipate, gente! La prima concorrente è la Forresta, che ha puntato tra il 24 e il 27 febbraio. Oggi la nonna di Sami si è buttata pure lei in una previsione dicendo "Secondo me ti nasce a febbraio. Oppure sono gemelli!" Inutile spiegarle che le ecografie al giorno d'oggi sono MOLTO accurate e che un gemello si sarebbe visto. A meno che non sia Fantomas e riesca a nascondersi ogni volta perfettamente dietro a Jan, tipo uno che si nasconde dietro un albero e si sposta ogni volta che tu cerchi di beccarlo.

Via alle telefonate!




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6 febbraio 2010
La noia

Mi sto annoiando mortalmente.

Credo che questo sabato entri nella top ten dei sabati più pallosi della mia vita. Penso anche nella top five.

Son qua che cerco di far passare il tempo e non ci riesco, e anche quando vedo che è passata un'ora penso che comunque che cazzo lo trascorro a fare, il tempo? Tanto domani sarà noioso uguale. Forse anche di più, anche se non riesco a immaginarmelo. Almeno l'uomo ha i suoi eterni videogiochi, di cui non si stanca mai. Fuori viene giù una neve pesante e acquosa e sicuramente fa un freddo porco, e inoltre il sabato pomeriggio i negozi sono chiusi. Non abbiamo neanche una macchina per andare, che ne so, al centro commerciale a cazzeggiare. La tv non la sopporto più, ne ho già guardata abbastanza. Online non c'è nessuno, ma non ho neanche voglia di chattare.

Ho quel libro di Ammaniti di là che mi fa gola, ma lo so che se lo prendo lo finisco subito, e poi sto lì a lamentarmi che non ho più niente da leggere (no, non è vero: ho ancora due libri dei moschettieri di Dumas, un libro su Istanbul e uno sulle mucche, ma non c'ho quae, adesso. Voglio libri che mi facciano saltare dalla sedia e che diano un senso alla mia giornata. Dumas dà un senso a un lungo viaggio in treno, a una mezz'ora prima di dormire, ma non a una giornata. Tranne il Conte di Montecristo, ma quello l'ho già letto due volte e non ce l'ho qui).

Potrei fare le pulizie, ma sti cazzi. Potrei guardare online i prezzi dei marsupi per neonati, ma anche quello non è proprio il massimo dalla vita. Ho guardato su un sito i concorsi letterari di questo periodo, e per qualche minuto ho giocato con l'idea di buttarmi e scrivere davvero qualcosa, ma poi tanto lo so che non lo faccio.

Potrei farmi un bel bagno caldo, una maschera per il visto, mettermi lo smalto... ma sinceramente non ho voglia di alzare le chiappe. La mia collega di tandem portoghese Amelia, su Facebook, suggerisce che forse sono gli ormoni a rendermi così indolente. Boh, non so.

Che palle.

In realtà non ho voglia di fare proprio NIENTE. L'unica cosa che potrebbe strapparmi da questo schifosissimo e durissimo divano verde sarebbe Sami che mi dice "Ehi, mettiti in tiro, andiamo a mangiare fuori e poi al cinema!" Mi basterebbe anche solo una delle due cose.

Glielo propongo? Massì, glielo propongo.

"Mangiare fuori? Dove?" Uh, entusiasta! Qualcosa mi dice che non sono l'unica a non voler muovere il culo. Ecco, no, aggiunge "No, con 'sto tempo non ho voglia di uscire". Come biasimarlo? E' la giornata più di merda di tutto l'inverno. Pure i cani preferiscono tenersi la pipì e non uscire, figuriamoci noi.

Che palle!




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5 febbraio 2010
Il riccio, o l'eleganza del

Ho letto il libro circa un anno fa. C'ho messo tipo due giorni scarsi: lettura ininterrotta, pasti saltati, ore piccole e l'Austrarabo sconvolto da tanta devozione per un libro. Quando l'ho finito ho pianto come una fontana, sempre sotto il suo sguardo stupito. Mi è piaciuto tutto: la storia, i personaggi, lo sfondo e perfino la conclusione, nonostante io sia una sostenitrice assoluta del lieto fine.

Quando ho letto che usciva il film, ci sono uscita di testa: quando? Dove? Lo voglio!!! E poi sentivo cosa ne diceva la gente, e la maggior parte diceva che era proprio uguale al libro. Bene! Esattamente così dovrebbe essere, perché il libro era semplicemente perfetto.

Stasera l'ho visto e ci sono rimasta un po' male. Hanno messo tutte le cose che ci sono nel libro, ma così come io posso prendere gli ingredienti per una torta e buttarli tutti in una ciotola alla rinfusa sperando che poi esca fuori una delizia. Ci sono tutti: la portinaia burbera e colta, il giapponese da film giapponese, la bambina mostruosamente intelligente. Però sono semplicemente lì, non saltano fuori dallo schermo per diventare i tuoi amici, i tuoi compagni di letture, i tuoi vicini. Leggendo il libro io mi ero affezionata a Madame Michelle ed ero affascinata dal signor Ouzo, invece qui... boh, sono carini e basta. Manca il brio che c'era nel libro, la vitalità. Penso che se il romanzo fosse stato scritto come è stato filmato c'avrei messo due settimane, a leggerlo, fermandomi ogni tanto per digerirlo. Non che il film fosse noioso, eh, però ci mancava qualcosa. Qualcosa di essenziale, non saprei dire esattamente. Forse l'amore per i personaggi. Inoltre la portinaia entra in scena tardissimo, mentre per la maggior parte del tempo è Paloma a farla da padrona. Mi sembra che qualcuno abbia preso Madame Michelle per una semplice portinaia, facendo proprio l'errore che fanno i suoi datori di lavoro, dimenticandosi della sua esistenza, e poi "Ah, già, la portinaia musona!" E poi tutti gli inquilini dello stabile, erano tanto interessanti, e invece sono stati ridotti alla vecchietta rimbambita col cane. Che delusione! Erano proprio loro una parte del brio, mostravano quanto erano ignoranti e ciechi, loro, i ricchi, i padroni, in confronto alla "volgare" portinaia e alla bambinetta.

E' carino, eh, per carità. Colombe, la sorella maggiore, quella era godibile, però avrei sottolineato di più le sue pretese da intellettuale. E anche la madre non era male. Me lo sono goduto e avevo anche le lacrime agli occhi alla fine, però non è che una copia sbiadita dell'originale.

Cambiamo argomento: oggi abbiamo guardato con occhio critico lo stupido letto a ponte e abbiamo capito che non lo possiamo smontare del tutto. Ha un peso disumano, anche se fosse vuoto, e le stupide viti del letto sono dalla parte della parete. Si dovrebbe proprio disintegrarlo, ma Sami ha paura che se cominciamo a farlo poi rimaniamo con la stanza inagibile per dei giorni, e probabilmente avrebbe bisogno di qualcuno di robusto che l'aiuti. Quindi abbiamo raggiunto un accordo: lasciamo la parte sopra, il ponte, e svitiamo da una parte e seghiamo dall'altra lo stupido letto, che è davvero un impedimento a una vita serena degli abitanti della casa (=io). E se viene mio papà a trovarmi, smonta con lui il divano. Se mio papà non viene, un giorno mio marito si alzerà e scoprirà che il divano è già scomparso. Non so come farò, ma lo farò, dovessi smontarlo assicella dopo assicella.




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3 febbraio 2010
Piccolo aggiornamento

Come in parte ci aspettavamo, Lei non ha più richiamato. Probabilmente si aspettava che stessimo su msn per non farle spendere soldi, oppure che le scrivessimo tutti ansiosi "Quando ci chiami?" O più semplicemente non gliene fregava niente, ha chiamato in un momento di confusione mentale e quando ha riattaccato si era già dimenticata che voleva richiamare la sera.

Oggi l'uomo mi fa: "Ogni tanto magari sbloccala, stai online un secondo e poi chiudi, così non capisce che l'hai bloccata!" "Ma a me non me ne frega niente se se ne accorge!" Una tipa così, secondo voi, ha le palle di scrivermi un'email o chiamarmi e chiedermi se l'ho bloccata e per quale motivo? Buahahahahah! Tra l'altro lei, avendo la coscienza perennemente a posto per quanto riguarda i suoi rapporti col mondo, non si pone neanche il problema. Secondo me non le viene neanche in mente, perché non vedrebbe nessun motivo per cui qualcuno dovrebbe bloccarla su msn.

Per parlare d'altro, lunedì sono andata a pranzo con 3 crucche: la vicepresidente della DA dove lavoro ora, una ragazza che fa l'assistente di italiano in una scuola e una tipa col pancione che fa l'insegnante di matematica e italiano (qua sono fuori di testa) alle superiori. Avevo un pochino la speranza che la vicepresidentessa dicesse qualcosa di interessante e/o utile per il mio futuro lavorativo, tipo che la sergetaria stupida va in pensione, o che non ha più tempo e che potrei prendere il suo posto, o che mi vuole dare un altro corso. Invece no, l'unica cosa che ha detto che aveva a che fare con me è che mi vuole fare sostituire quando nasce il bimbo. Io le ho detto che non ce n'è bisogno, perché sono già d'accordo con i miei allievi che facciamo un po' di pausa, due o tre settimane, e poi recuperiamo le lezioni saltate più in là. Qui non parliamo di un impegno giornaliero, ma settimanale. E non di una giornata di lavoro, ma di un'ora e mezza. E a 5 minuti da casa. Proprio 5, eh, non esagero!

"No, Lasté, non puoi. Non ce la farai, non puoi certo Lasciare Tuo Figlio Da Solo." "... scusa, ma qua non parliamo di abbandonare un bambino e lavorare 8 ore al giorno, ma di prendermi un'ora e mezza la settimana di sera." "Ah sì, e chi lo allatta??" "Lo allatterò prima di venire, che ne so?" "No, assolutamente no, tu non hai idea!"  Già, è vero, non ho idea. Ma quello che so è che avrò bisogno di ricominciare a fare qualcosa anche per me, dopo qualche settimana, e che ho un marito che ha tante responsabilità quanto me e che è perfettamente d'accordo con me: un'ora e mezza alla settimana è fattibilissima. Tanto più che poi ci sarà anche la pausa di Pasqua, quindi riprenderei con taaaanta calma. Insomma ha vinto lei. Non gliene frega un cazzo del fatto che parliamo di mio figlio, della mia vita e della mia famiglia. Lei ha deciso che manda una sostituta, perché asssssolutamente non si può far fare una pausa agli allievi. E soprattutto non gliene frega un cazzo di quello che vogliono gli allievi. Brava, ottima tattica, è così che si trovano nuovi corsisti, ed è così che gli insegnanti continuano a lavorare volentieri per te.

Quando l'ho detto al gruppo loro hanno detto "Ma... un'italiana o un'austriaca?" "Un'austriaca..." Nasi che si storcono, delusione generale. Commento della Capa (LA Capa, quella di Vienna) "Beh, tu semplicemente ti prendi il tuo tempo, poi la chiami e le dici <<Eccomi qua, sono tornata>> "

Io sono consapevole di quello che mi (CI! CI! Sembra che tutti si dimentichino che siamo in due) aspetta, ovvero so che sarà molto difficile e faticoso. Però porca miseria, sarà bello, ne sono certa! Invece certa gente mi parla come se la mia vita stesse per finire. Tutti lì a dirmi quanto è faticoso, quanto sarò devastata, quanto sarò spossata e sfinita. Ragazzi, che palle! Non voglio dire che non sono totalmente impanicata e preoccupata, perché sarebbe una bugia. Io ho un sacco di timori e dubbi, perché io non ho idea di come si tiri su un bambino, e i neonati, così delicati e con i loro 2000 decibel, mi preoccupano più di tutto. Ma sono felice, vado incontro alla mia nuova vita consapevolmente e cerco di preparami meglio possibile, so che mi adatterò, imparerò e prenderò un nuovo ritmo. Forse pure meglio di quello attuale, che è praticamente inesistente. Cacchio, diventiamo genitori, non è che andiamo a sminare in Mozambico!

Boh, la tipa è ambigua, la vicepresidentessa. Sempre molto cortese, ma quella cortesia da insegnante. Tipo "Certo, ti dico di sì, ma tanto alla fine dell'anno te la metto in quel posto e ti dò 5". Non mi fido di lei. Credo che si sia pentita di avermi dato quel corso perché invece di andare lì, leggere il capitolo e tornarmene a casa, cerco di fare qualcosa di più, faccio proposte, avanzo pretese (tipo fare delle - uh! - fotocopie). Tutti gli altri non fanno altro che andare lì, fare la loro lezione e uscire, dimenticandosene fino alla settimana seguente. E così va bene a lei e al resto del consiglio: non cerchiamo di cambiare niente, restiamo tutti ai nostri posti e lasciamo che il fallimento ci venga dolcemente incontro. Non cerchiamo di virare, non cerchiamo di resuscitare quest'associazione: tanto è tutto inutile. Una tristezza incredibile, 'sta gente.

Per il resto il pranzo è stato di una noia mortale, con 'ste tre che hanno parlato solo e unicamente delle loro cose di scuola, su cui io non posso dire niente. Sono riuscite a farmi sentire perfettamente inutile ed esclusa, una cosa che non mi capitava da quando ho finito i corsi del master con le mie compagne tedesche supersimpatiche. Mi chiedo perché cavolo quella mi abbia invitata, se poi non mi vuole lì. Tanto non sarei mai venuta a saperlo, non conosco nessuno. Credevo che avremmo chiacchierato in generale e magari un po' dei corsi di italiano, mezzi d'insegnamento, libri, episodi divertenti... Cazzo, se deve fare una riunione di prof delle superiori cosa mi invita a fare?

Basta, andiamo a dormire. L'inquilino vuole che mi vada a sdraiare e gli lasci spazio.




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3 febbraio 2010
miracolo carinziano

Oggi siamo andati da Bipa per vedere un cuscino da allattamento. Avete presente? Non penso, quindi: un cuscinone a forma di ferro di cavallo, gigantesco, che ci si può mettere attorno alla vita quando si allatta per appoggiarci sopra il braccio che regge il bambino. Molto comodo, l'avevo provato. E inoltre consigliato per dormirci gli ultimi mesi: un'estremità tra le ginocchia e il centro sotto la pancia, e poi non so, tipo che te lo abbracci come un peluches. Me l'ha consigliato un'amica che è lì lì per scodellare un piccolo Giacomo, e vorrei provare.

E dunque da Bipa c'era questa offertona: con 200 punti (che pensavo già di avere sulla mia Bipa Card) lo pagavi solo 29 euri, anziché la somma spropositata che di solito chiedono per un cuscino da allattamento. Allora ce lo guardiamo, lo prendiamo e andiamo alla cassa. La cassiera "Ma sei sicura di avere abbastanza punti?" Io "Sì, penso di sì, non li ho mai usati e ho la carta da due anni!" Lei la passa e dice "Oh, no, ne hai solo 180! Che sfiga!" Io faccio la faccina triste e dico, già rassegnata "Vabbeh, allora niente, grazie." Sami chiede "Ma quanto costerebbe senza i punti?" "... 49,90!" Due faccine tristi e faccio per mettere via il portafogli. Ma lei si illumina "Ehi, forse potrei chiamare il centro Bipa Card e chiedere loro se ti regalano 20 punti!" "Dice??" "Sì, dai, proviamo!"

Chiama, e Sami le dice "Dica che sarebbe un bonus-gravidanza!" La cassiera parla con qualcuno e fa "Sì, una cliente vorrebbe comprare un coso... un baby... mh... ah, già, cuscino per l'allattamento! Potreste farle un piccolo bonus-gravidanza? Ne ha davvero bisogno, sa!" E la persona dall'altra parte, miracolosamente, le dice di sì, e nel giro di due minuti usciamo felici come una Pasqua (soprattutto io) con un cuscinone arancione con le apine e le farfalline e con tanti auguri dalla cassiera. Che gentilezza! Ero stupitissima dalla gentilezza della cassiera E del centro clienti.

Cosa sarebbe successo a Genova? La cassiera si sarebbe commossa, avrebbe provato a chiamare, ma non avrebbe risposto nessuno. Sarei uscita molto triste e senza cuscino, ma con tanti auguri dalla cassiera.

A Vienna? La cassiera mi avrebbe guardato schifata e mi avrebbe ripetuto "Lei ha solo 180 punti. Se vuole può comprare per 30 euro e si fa gli ultimi 20." Sarei uscita senza cuscino, ma con gli sguardi schifati della gente dietro di me a cui avevo fatto perdere 30 secondi.

A Berlino? La cassiera sarebbe stata sinceramente dispiaciuta, ma purtroppo con i punti non si può far nulla, o li hai o non li hai. Sarei uscita molto triste.

Mi piace Villach.




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31 gennaio 2010
NON VOGLIO

Ecco, visto che io l'ho bloccata su msn e che le scazza spendere 10 cent di messaggio sul cellulare, e che quindi non ha modo di agganciarmi, la tirchia (Lei, Shelob, la madre del bambino peggio educato della terra) ha chiamato qui a casa. Perché sui fissi non paga, chiaro. Ha risposto mia sorella, che stava per partire, perché credeva ch fosse nostro padre. Solo a lui viene in mente di chiamare alle 10 del mattino di domenica. Invece sento mia sorella visibilmente in imbarazzo che dice "Eh, uan moment, moment..." e mi fa con le labbra "E' sua madre, credo!" e le dice "Le passo Stefania!"

Me la passa e una voce assurda mi fa "Eh, pRonto, pRonto..." con una R crucchissima. "Ja, hallo, ich bin's" (sì, ciao, sono io, nel senso: rilassati, suocera, parla pure in tedesco) "Ehm... zono... chi es? ciao, hallo... soy yo". "Nxxxx???" "Sì, soy yo". Allora, porca troia. Questo non è italiano. Non è neanche spagnolo, a essere precisi, ma soprattutto non è italiano. E poi che cazzo fai finta di saper parlare una lingua?? Ma lascia perdere, che fai una figura ridicola! No, Lei deve a tutti i costi far sapere quanto è cosmopolita. A quel punto le dico che possiamo anche parlare in tedesco, va'.

Perché ci chiama? Perché ci onora della sua musicale vocina? Perché ci rompe il cazzo, in altre parole? Ecco il perché, riassunto: Lei non si è dimenticata di noi. Voleva farsi sentire prima (ah, tipo quando ci siamo sposati e lei non è venuta?), ma purtroppo da quando è tornata a casa da qui la sua vita è stata un inferno (quindi sentiamoci in colpa perché non l'abbiamo lasciata dormire da noi, brutti cattivoni). Praticamente non ha fatto altro che lavorare come un'ossessa, le hanno cambiato ufficio, ha dovuto trasportare TUTTE le sue cose (minchia, un paio di foto, un calendario e una piantina morta) nell'ufficio nuovo e - udite udite - istruire una nuova segretaria! Ed è stato così terribile, questo stress lavorativo, che lei non ha fatto altro che piangere ogni giorno in ufficio (dopo "10 giorni per farsi lasciare", il nuovo film "10 giorni per farsi licenziare").

A sentirla parlare sembra che si occupi della campagna presidenziale di Obama. Invece fa la segretaria. Mi sono pisciata dal ridere quando una volta ha raccontato, tutta presa, "E figurati, ogni giorno c'erano dei meeting, e così mi mandavano in continuazione avanti e indietro: fai una fotocopia, porta dei fogli, ci serve il temperamatite... uno stress assurdo!" Minchia minchia, ti hanno chiesto UN TEMPERINO! A te! Proprio a te, alla segretaria! Eh ma che schiavisti!

Beh, ecco, ha promesso (minacciato) di richiamarci in serata, così finalmente parliamo un po', perché sì, minchia, io non vedevo l'ora di fare due chiacchiere. Già questo assaggino è stato fantastico: ha parlato 5 minuti senza lasciarmi dire neanche una parola. Neanche "Eh" ho potuto dire. Che sia chiaro, io stasera sarò nella vasca da bagno, oh che peccato. Che ci parli lui. Lui poi quando è arrivato sulla scena del delitto era molto stupito che fosse lei. Io l'ho avvertito, che lo so cosa vuole: vuole venire qua a metà febbraio (quando io entro nel NONO mese) per il carnevale di qui, che è molto famoso. E ovviamente vuole dormire da noi. Peccato che noi adesso facciamo saltare il divano E il letto a ponte. Se Sami non inizia a smontarli, lo faccio io. Così non si pone neanche il problema: non può dormire qui perché non ci sono posti letto.

So già che dirà a suo fratello che siamo stati davvero cattivi, perché non abbiamo fatto dormire lei qui (4 giorni dopo che ci aveva dato buca al matrimonio per andare a sciare, esattamente il giorno in cui era arrivata la lavatrice e troneggiava nel mezzo dell'ingresso, e la casa era piena di sacchi di plastica pieni di roba da lavare e pezzi di passeggino portati da mio padre, e io ero incazzata come una biscia con lei) con quel pupetto delizioso, ma invece mia sorella col moroso è potuta stare qui 7 giorni. Beh, mia sorella è una sorella vera. Si comporta da sorella. E' beneducata, socievole e aiuta un sacco in casa. Il suo ragazzo inoltre è una persona adulta, altrettanto beneducata e socievole, e non un bambino di 3 anni che non sa parlare e si caga addosso. Sono degli ottimi ospiti, di quelli che ti dispiace quando se ne vanno. Di quelli che fanno volentieri qualcosa con te, ma che non pretendono assolutamente che tu faccia loro da balia. L'ultima volta che Lei è stata qui, senza contare quella volta che è arrivata qui piangente nel cuore della notte, ci ha proibito di andare al cinema perché lei non poteva venire, dovendo stare a casa col bambino la sera tardi, e ci ha proibito di fare un salto al di là della frontiera perché non era giusto che andassimo senza di lei. Ha preferito impedire a suo figlio di fare il pisolino pomeridiano e trascinarselo urlante e isterico per tutto il mercato di Tarvisio facendo la splendida coi venditori di borse napoletani.

L'Uomo, che cerca sempre di mediare, ha detto "Ma no, ma che dorma dalla nonna, figurati se la facciamo venire qui! ... al massimo una notte.."

NO.

NO. Non una notte, non un'ora, non un minuto. Lei qua proprio non ci deve stare! Mi hai promesso che non dovevo aver più niente a che fare con quell'essere viscido e falso? Bene, allora mantieni la promessa! Lei in casa MIA non ci entra. Io giuro che se viene qua organizzo 7 lezioni extra di italiano gratis, pur di non vederla! Vado in pellegrinaggio al santuario più vicino a piedi! Vado a fare le cure dei fanghi! Prendo appuntamento per un cesareo, cazzo, piuttosto che vederla!

Povero Uometto, lui vorrebbe salvare il salvabile, capisco che non voglia mandare al diavolo la sua unica sorella, però ormai con me il limite l'ha passato, e quindi basta. Ho altre cose a cui pensare, una famiglia da mettere su.

Jan come reazione ha mostrato il culo (giuro che si vede troppo quando mostra il culo!) e mi ha indurito la pancia come una pietra. Non era una contrazione di Braxton-Hicks, ché quelle durano solo 30 secondi. Mi è proprio venuta la pancia dura come la pietra per 5 minuti. Ogni volta che mi è successo in qualche modo c'entrava Lei. Ci mancherebbe ancora che mi facesse partorire prematuramente! Anche Jan, secondo me, sente puzza di marcio e mostra così il suo NO.

Quindi NO da tutti e due.

Basta, vado a vedere come si smonta il letto a ponte.




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23 gennaio 2010
Una scarsa imitazione

Aprire il sito della Repubblica e scoprire che c'è tanta pubblicità che il tuo computer fa fatica a caricare la pagina non è un novità e non mi stupisce. Scoprire che la storia di Berlusconi indagato con suo figlio merita solo il 6° o 7° posto tra le notizie in prima pagina, neanche.

Quello che mi stupisce è che quella donna che inspiegabilmente è ministro della Pubblica Istruzione è incinta quasi quanto me, che ad aprile diventerà madre (chissà che sorpresa, quando scoprirà che sua figlia non impara un cazzo nella sua scuola...) e che si è sposata in comune (copiona), ma soprattutto con un vestito dello stesso colore del mio!! Ma come osa??? Poi per il resto le somiglianze inquietanti finiscono qui: suo marito ha 51 anni (per la serie c'è sempre tempo per fare bambini dopo aver fatto carriera), i suoi truccatori e parrucchieri non sono neanche degni di legare i sandali alle mie Sieg e Ari e i suoi invitati in confronto ai miei fanno ribrezzo. Da me special guest la nonna 90enne di Sami, da lei il Berlusca (che inoltre ha fatto così che il centro dell'attenzione generale non fossero gli sposi, ma un vecchio pelato ultra settantenne). Direi che le faccio mangiare la polvere. Inoltre di sicuro non aveva come contorno la città vecchia di Villach e le Alpi innevate. Io sì.

Ecco, non mi va giù che avesse il vestito del mio stesso colore, però guardando le poche foto su Repubblica mi alito sulle unghie e me le lucido sul bavero, come gesto di superiorità.




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19 gennaio 2010
Viaggio di nozze

Il nostro matrimonio doveva essere un mini-matrimonio con pochissima gente, e alla fine è stato un matrimonio di dimensioni medie e con media-poca gente. Così abbiamo pensato che un mini-viaggio di nozze poteva anche starci, e domani andiamo a Venezia!

Partiamo con l'autobus e stiamo due notti. Da qui ci sono solo 3 ore e mezza di viaggio. Sono così contenta!

Avevo pensato che non avrei più fatto viaggi col pancione, ed ero già un po' triste a pensarci, però Venezia è davvero vicina, così sarà questo il mio ultimo viaggio con pancia.

In questi giorni sono un po'... non so, un po' sottosopra. Ho tanti pensieri per la testa. Sami ha portato ieri il suo cv di persona a un possibile datore di lavoro, ed è andata molto bene, però deve aspettare fino a quando non finisce il bando di concorso, il 29, e molte persone hanno fatto domanda. Questo sarebbe non solo il lavoro ideale, ma Il Lavoro Ideale. Io cerco di non farmi speranze, perché anche se lui sarebbe perfetto, ha le qualificazioni necessarie e non riesco a immaginarmi che ci sia uno col curriculum meglio del suo, comunque non è detto. Magari c'è un altro laureato, giovane, dinamico, con famiglia, residente stabile qui, che ha lavorato in quell'ambito, piace al capo del personale e ha un sacco di buone referenze e diplomini aggiuntivi. Non riesco a immaginarmelo, ma magari c'è. Quindi ci penso tutto il tempo, anche se non vorrei. Quando riesco a pensare a dell'altro penso solo a divani da vendere, armadi da comprare e lettini da montare. Poi sono stanca, e non so se sia perché la panza pesa o perchè forse ho il ferro troppo basso, ma penso che il dottore me l'avrebbe detto. E poi sabato arrivano la Ari e Sbobby, e la casa come al solito è una roba indegna, e visto che ora andiamo via 2 giorni avrò solo una giornata e mezza per mettere a posto.

Ma cerchiamo di non pensare a tutto ciò: Scheiss drauf (caghiamoci sopra, ovvero sbattiamocene. Anche i crucchi sanno essere prosaici) e godiamoci Venezia. Finalmente un nuovo viaggio!




permalink | inviato da laste il 19/1/2010 alle 22:33 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
17 gennaio 2010
Cose davvero inaspettate

Ieri ho dimenticato il telefonino quasi scarico nella borsa, e siccome lui pigola poco non l'ho più tirato fuori e lui si è spento. Poco fa l'ho tirato fuori per scoprire che mi erano arrivati ben due messaggi da una delle mie migliori amiche. Uno diceva "Oh porca miseria, sei incinta, non dovevo dirtelo! Non ti agitare!" L'altro diceva che è ricoverata in ospedale per una cosa molto strana, ma che conta che le passi presto.

Non riesco a immaginarmi che lei sia malata. Una delle persone più sane e vitali che conosca. Quando la nomino a mia zia, lei chiede sempre "Ma dici quella con le guanciotte rosse?" Proprio lei. Cerco di non agitarmi, però sono un po' sconvolta. Insomma, se mi dice che guarisce presto ovviamente le credo, ma penso che sono circa 13 anni che ci conosciamo e non ho mai dubitato della sua salute. Non c'ho mai neanche pensato, a dire il vero. E ora sono qui, disoccupata e quindi con molto tempo a disposizione, ma incinta e a centinaia di km di distanza, per cui non posso fare niente per lei, tipo andarla a trovare con un barattolo di nutella e un paio di cazzate da raccontarle. Comunque ha tutti i suoi amici e familiari che sicuramente sono lì da lei tutto il tempo, però mi spiace così tanto non poter fare niente, io.

Penso anche a come dev'essere spiazzante, per lei, ritrovarsi all'ospedale di punto in bianco, a 27 anni, una che è sempre in movimento, sempre con un sacco di cose da fare.

Sto davvero cercando di non preoccuparmi, però, ecco, mi preoccupo, e penso che non si può dare proprio niente per scontato.

Guarisci presto, Comunista Utopista!




permalink | inviato da laste il 17/1/2010 alle 18:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
16 gennaio 2010
Piano di battaglia

Missione uno: liberarsi dell'orrendo letto a ponte e del terribile divano ad angolo.

Fase uno, da compiersi entro la fine del mese: vendere, regalare o fare a pezzi e buttare via l'orrido letto a ponte.

Fase due, da compiersi dopo la partenza della sorelligna e del moroso, il 31 gennaio, perché ci devono dormire dentro: vendere, regalare o disintegrare con un lanciafiamme il terribile divano ad angolo.

Missione due, da iniziare solo quando la missione uno sarà compiuta: arredare la stanza ora vuota.

Fase uno: passare diverse ore all'Ikea e comprare un divano nuovo a tre posti, un armadio per i vestiti o in alternativa un fasciatoio/comò e diverse mensole. Affittare un camioncino Ikea e portarsi tutto a casa.

Fase due: montare i mobili nuovi, più il lettino che è già in cantina.

Ostacoli.

Ostacolo n°1: la pigrizia dell'austrarabo.

Che gli arabi siano pigri è risaputo, è anzi leggendario (la conoscete quella storia dell'arabino che viene mandato a scuola di pigrizia, e che alla fine supera il maestro? Quello si faceva cadere i fichi in bocca? No? Allora ve la allego alla fine. Ho visto che parla di un turco, e non di un arabo, ma penso si possa affermare che è lo stesso). Però il mio Uomo, Mio Marito, batte ogni record mai stabilito in fatto di pigrizia. Inoltre è allergico ai cambiamenti di qualunque genere. Quindi immaginatevi che cosa significhi per lui sbarazzarsi di ben due pezzi di mobilio, per quanto merdosi, e metterne dei nuovi che cambieranno completamente la stanza, trasformandola in una stanza per bambini... un dramma! E infatti fa sempre di sì con la testa e poi fa finta di niente. "Tesoro mio, dobbiamo vendere il letto a ponte." "Mh. Ma in fondo non basta levare il letto e lasciare il ponte?" "No, perché è fatto coi piedi, è brutto e poco pratico, e con un lettino in mezzo io non arrivo ai ripiani alti" "Mh. Ma il letto non ha rotelle?" "Non mi pare, ma comunque mi rifiuto di spostare il letto di nostro figlio ogni volta che mi serve una maglia!" "Mh." e se ne va. "Amoruccio, ti ricordi gli armadi che abbiamo visto, che belli? Forse sarebbero pure meglio di un fasciatoio, e il bambino lo cambiamo sul letto, che dici?" "Mh. Non so." "Insomma, secondo te sarebbe tanto scomodo?" "Ma che domande mi fai? Che ne so io?" "E che ne so IO? Guarda che è il primo figlio pure per me, eh! Pensaci un po' e poi dimmi." "Mh."

E' tutto così, un "mh" dopo l'altro. Le ho provate tutte, dalle motivazioni pratiche ("Ti ricordo che fra massimo due mesi sei padre, e che se il bambino nasce prima e la stanza non è pronta siamo spacciati") alle minacce esplicite ("Se non mi dai una mano tu, faccio venire qua mia zia una settimana e quando riparte ha cambiato pure le piastrelle in bagno!"), ma niente, lui è come di... non so, è come lanciare un sasso in un fiume: fa pluff per un momento e poi è come se non lo avessi mai lanciato, il fiume continua a scorrere.

Penso che prima o poi si sveglierà e faremo tutto, però io ho sempre meno voglia di fare, e la pancia mi pesa sempre di più. Vorrei essere tranquilla, l'ultimo mese, e non dover correre di qua e di là con una pancia enorme e il terrore di non finire in tempo. Ho quest'immagine bruttissima in testa di questa stanza esattamente com'è adesso con in mezzo il passeggino (il che renderebbe impossibile qualunque movimento), e la nostra camera da letto intasata col lettino (perché i primi tempi lo teniamo da noi), e dappertutto biberon, tutine, pacchi di pannolini e io che urlo isterica che non si può vivere così.

Ostacolo n°2: il suocero.

Il suocero non butta via niente, NIENTE. Dagli imballaggi ai calcinacci, dagli avanzi di cibo agli scarti di fili elettrici, per lui tutto può servire un giorno. In particolare per lui i mobili sono intoccabili, quindi ha già cercato di dirci che non possiamo certo liberarci dei mobili che ci sono qui, perché quando un domani ce ne andremo e ci porteremo via i nostri mobili nuovi, qui mancherebbero. Allora, ciccio, quando ce ne andiamo di qui spero bene che potremo anche venderla, questa casa, perché sennò l'acquisto di una casa nuova lo vedo moooolto difficile, quindi chette frega se non ci sono i mobili dentro? E invece lui vorrebbe che noi li smontassimo e li mettessimo in cantina.

Apriamo una parentesi per la cantina. Dimensioni: tre metri per uno e mezzo. Condizioni? Disperate: un letto a una piazza e mezza, un'antenna parabolica rotta, un materasso, un letto pieghevole, uno specchio, una porta (giuro, una porta!), 4 gomme da neve, un mobiletto da pc con le ruote e tra poco anche un tavolino di legno. Quindi noi dovremmo prima eliminare tutta quella roba, e poi metterci, secondo loro, un intero letto a ponte, materasso compreso, e un divano letto ad angolo da 5 posti. Ceeerto, ci sta tutto. Comunque questo ostacolo è facilmente risolvibile, perché l'Uomo ha detto più volte che ce ne sbattiamo e vendiamo tutto, perché in fondo questa è casa sua. E questo lo dice con convinzione, quindi so che lo dice sul serio.

Ostacolo n° 3: la complicatezza di tutto l'ambaradàn. Se non riusciamo a sbarazzarci di questi orrendi mobili (comunque in condizioni perfette, i maledetti), dobbiamo buttarli, il che significa smontarli pezzo per pezzo e o affittare un furgone e portarli alla discarica, o pagare qualcuno perché se li porti via. Inoltre l'Ikea è a Klagenfurt, a una 40ina di km da qui, perciò dovremmo chiedere in prestito la macchina alla deliziosa nonnina, che non la vuole mollare, e ordinare tutti i mobili in quell'occasione. Questo per l'austrarabo è una tortura cinese, perché dover decidere di comprare tutti quei mobili in un giorno solo gli causerebbe una sincope: come si possono prendere tutte quelle decisioni in un solo giorno?? Ma lì penso di convincerlo cominciando a piangere in mezzo all'Ikea, e me ne sbatto se è un mezzuccio meschino, ne va della mia salute mentale.

Quindi ho davanti a me due mesi di fuoco. Vorrei che fosse solo un mese. Vorrei che per il 15 di febbraio fosse tutto bello a posto, pronto per accogliere lo scalciante Jan. Però lo so che finirà che faremo tutto di fretta e alla cazzo di cane. E ho anche paura che raggiungerò solo il 70-80% dei miei obiettivi, perciò dovrei cercare di fare molto di più, per esempio dire che voglio asssssssssolutamente ridipingere l'ingresso e le perline in salotto, che sarebbe bello ma non essenziale, così che se devo rinunciare a qualcosa posso rinunciare a questo, che in realtà per me non è affatto importante. Un bluff, insomma.

Questo è quanto. Se avete dei consigli, sia sul da farsi che sul modo di convincere l'uomo a darsi da fare, vi prego di darmeli, anche via mail se sono consigli lunghi. E se fingessi delle doglie anticipate per farlo spaventare? No, no, sono troppo scaramantica. Bene, vi lascio alla favola di Italo Calvino sul turco pigro.

C’era una volta un vecchio Turco, che aveva un solo figliolo e gli voleva più bene che alla luce degli occhi. Si sa che per i Turchi, il più gran castigo che Dio abbia messo al mondo è il lavoro; perciò quando suo figlio compì i quattordici anni, pensò di metterlo a scuola, perché imparasse il miglior sistema per battere la fiacca.

Nella stessa contrada del vecchio Turco, stava di casa un professore, da tutti conosciuto e rispettato perché in vita sua non aveva fatto che quello che non poteva farne a meno. Il vecchio Turco andò a fargli visita, e lo trovò in giardino, sdraiato all’ombra d’un albero di fico, con un cuscino sotto la testa, uno sotto la schiena, e uno sotto il sedere. Il vecchio Turco si disse :”Prima di parlargli voglio un po’ vedere come si comporta”, e si nascose a spiarlo.

Il professore se ne stava fermo come un morto, a occhi chiusi, e solo quando sentiva :”Ciacc!”, un fico maturo che cascava lì a portata di mano, allungava il braccio piano piano, lo portava alla bocca e lo ingollava. Poi, di nuovo fermo come un ciocco, ad aspettare che ne caschi un altro.

“Questo qui è proprio il professore che ci vuole per mio figlio”, si disse il Turco e, uscito dal nascondiglio, lo salutò e gli domandò se era disposto a insegnare a suo figlio la scienza della fiacca.

- Olmo,- gli disse il professore con un fil di voce,-  non stare a parlare tanto, che io mi stanco ad ascoltarti. Se vuoi educare tuo figlio e farlo diventare un vero Turco, mandalo qua, e basta.

Il vecchio Turco tornò a casa, prese per mano il figlio, gli ficcò sottobraccio un cuscino di piume e lo portò in quel giardino.

- Ti raccomando,- gli disse, -  devi fare tutto quel che vedi fare al professore di dolce-far-niente.

Il ragazzo, che per quella scienza aveva già inclinazione, si sdraiò anche lui sotto il fico, e vide che il professore ogni volta che cascava un fico allungava un braccio per raccoglierlo e mangiarlo. “Perché quella fatica dell’allungare il braccio?”, si disse, e se ne stette sdraiato a bocca aperta. Un fico gli cascò in bocca e lui, lentamente, lo mandò giù, e poi riaprì la bocca. Un altro fico cascò un po’ più in là; ma lui non si mosse, ma disse, pian pianino:

- Perché così lontano? Fico, cascami in bocca !-

Il professore, vedendo quanto la sapeva lunga lo scolaro, disse:

- Torna a casa, chè non hai niente da imparare, anzi, ho io da imparare qualcosa da te.-

E il figlio tornò dal padre, che ringraziò il cielo d’avergli dato un figlio così d’ingegno.

 




permalink | inviato da laste il 16/1/2010 alle 23:21 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
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